IL FESTIVAL DELLE MOSTRE
NEGLI STUDI DEGLI ARTISTI

14/18 Marzo 2017 - Milano

Ultimo tour e tanti auguri

STUDI FESTIVAL è giunto al termine. Ultima giornata di focus dedicata alla zona nord ovest.
Ormai il sole ci accompagna anche in quest’ultima impresa. Stanchi dei continui spostamenti per la città in metro, tram e a piedi (tanto a piedi), ma felici e volenterosi, ci dirigiamo verso le nostre mete. Per questo ultimo viaggio abbiamo a disposizione una macchina, ma non un navigatore, quindi con cartina alla mano e mani sul volante, inizia un tour analogico!
Segnate sulla piantina sei mostre: CAREOF OPERN RESIDENCY FOR STUDI FESTIVAL #2; VIR OPEN STUDIO PER STUDI FESTIVAL #2; GEORGE; AOSTA DREAMING; I LADRI. QUEGLI SPORCHI PICCOLI LADRI NOI LI ADORIAMO; EXOTIC EMBASSY.
Parcheggiata la macchina a fianco il cimitero Monumentale e cominciamo a percorrere Via Procaccini. Prima tappa l’evento di Careof che aderisce alla seconda edizione di STUDI presentando il lavoro degli artisti attualmente inseriti nel programma di residenze per creativi tenuto dalla Fabbrica del Vapore. In residenza quattro artisti. Riccardo Giacconi, vincitore del premio ArteVisione2016 che gli ha permesso di realizzare un’opera video col supporto dell’artista Adrian Paci (anche lui in residenza a Careof per quattro mesi). Riccardo presenta il video Dinosauri, realizzato durante la residenza presso Bevilacqua La Masa di Venezia, in cui racconta l’incontro con la comunità Tuareg di Pordenone. Altri artisti in esposizione sono The Coll Couple (Simone Santilli e Niccolò Benetton), finalisti del premio ArteVisione2016, grazie al quale hanno ricevuto una borsa di studio per tre mesi di residenza a Careof. Il duo artistico nato nel 2012, per STUDI FESTIVAL apre le porte del suo nuovo studio, rendendosi disponibile al dialogo per raccontare la sua pratica artistica. Qui in esposizione anche Serena Porrati, vincitrice del Premio FOMAS Group, con l’opera At the heArte of Forging e il duo NASTYNASTY© (Emiliano Biondelli e Valentine Venturi) con Turbo Vanish. La coppia presenta un’installazione video in loop della durata di un minuto, affiancato a due fotografie stampate su tessuto. Attivi dal 2008 i Nasty concentrano la loro ricerca sull’impatto e sulle dinamiche che la fotografie e le immagini hanno nella nostra cultura.
Pausa, mappa, direzione Via Aleardi 11. Qui troviamo l’evento GEORGE. L’esposizione a primo impatto incomprensibile risulta poi essere un grande meccanismo di microspazi legati tra di loro e composti come una matrioska. Proviamo a spiegarla così come ci è stata descritta: l’artista proprietaria ospita la Fondazione Arthur Cravan che produce la fanzine George, curata da CoseCosmiche, che raccoglie interventi di molti artisti. La stessa Fondazione ospita anche lo spazio Riss(e) che ospita la micro mostra di Sergio Limonta all’interno di uno zainetto. Quindi un incontro di intenzioni, due progetti contigui e immersivi ma raccolti in un unico spazio. La Fondazione Cravan si ispira al performer dadaista da cui prende il nome, con l’obbiettivo di supportare, produrre e promuovere idee e progetti artistici considerati “irrealizzabili”, “non convenzionali” e “senza futuro”. CoseCosmiche invece è una piattaforma di artisti, scienziati e ricercatori di varie discipline, interessati a riflettere su spazio-tempo-energia. Mentre Riss(e) (a cura di Ermanno Cristini) è un’altra piattaforma nomade che si sposta trovando nell’erranza la propria dimensione etica.
Mmmh…
La Terza tappa la raggiungiamo ancora a piedi, verso via Aosta. Ci troviamo nei pressi di una palestra sportiva, buia e dal gusto newyorkese, ma non abbiamo sbagliato posto: su per le scale al quarto piano entriamo in un mondo meraviglioso. Qui inaugura l’evento Aosta Dreaming’ curato da Rossella Moratto. La curatrice presenta in esposizione l’esplorazione dell’universo quotidiano, visto dagli artisti come se fosse la prima volta. Matteo Cremonesi, Joykix, Samuele Menin ed Enrico Smerilli rifondano un’antropologia del quotidiano che, partendo da uno sguardo sul banale domestico, riporta fascinazione e senso agli oggetti, soffermandosi sul particolare, quasi obbligandosi ad una pausa instaurando una sorta di pratica meditativa che Rossella Morato definisce come “esercizi di realismo minimale”. Ecco che Joykix (pseudonimo di Fabrizio Longo proprietario della casa-studio) pone lo sguardo all’interno dei sacchetti di surgelati, trovandovi un mondo sconosciuto. Matteo Cremonesi invece sofferma l’attenzione su dettagli di oggetti comuni in plastica come scanner e fotocopiatrici, presentando fotografie quasi monocrome. Samuele Menin si concentra sulla stesura e sulla trama dei pullover e Enrico Smerilli descrive il processo di una pianta imprigionata in una casa e diventata mobile d’arredo, ma allo stesso tempo sopravvissuta alla cattiveria umana.
Dopo la visione dell’intera mostra ci fermiamo a parlare con il padrone della bella casa che ci invita ad un aperitivo.
Prossimo evento in lista Exotic Embassy e I ladri. Quegli sporchi piccoli ladri noi li adoriamo. In entrambi gli eventi ci dirigiamo in macchina. Prima in via Gian Ferrari poi in via Papa Dario (qui vi rimando alla recensione di Giulia Felici).

Ormai tardi,  tutti gli studi stavano per chiudere. Peccato, volevamo terminare questa giornata di focus con un’altra mostra. Proviamo a dare un’occhiata all’immenso programma giallo, e per fortuna troviamo la nostra destinazione: Fare Reference, via Pantelleria, studio di Claudio Corfone.
C’era già un clima di festa, sia per il termine dell’evento, sia per il compleanno di Claudio. Dopo la canonica canzoncina di auguri, la torta e i regali, siamo andati tutti verso Isola, direzione: STUDI CLOSING PARTY!

Rossana

One thought on “Ultimo tour e tanti auguri”

  1. Silvana
     ·  Rispondi

    Più che sulla forma del “diario”, che probabilmente é stata la consegna del lavoro, il cui esito reputo, personalmente, una gogliardia distraente, mi sono soffermata a soppesare la descrizione degli studi e dei lavori. La presentazione fatta ne evidenzia la complessità, ma la descrizione é carica di energia volitiva e riesce a rendere con una certa meraviglia la magia dell’incontro tra fuitore ed opera.

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